Simone Moro al Nanga Parbat

 

26 Dicembre 2011 - Simone Moro, forte alpinista italiano, è partito per il Pakistan dove tenterà la prima salita invernale del Nanga Parbat (8.125 m).

Simone, nato a Bergamo il 27 ottobre 1967, ha cominciato ad arrampicare a 13 anni e ha poi praticato l'alpinismo a 360 gradi fino a diventare allenatore della squadra nazionale italiana di arrampicata dal 1992 al 1996, per poi specializzarsi nell'alpiniso d'alta quota.

In passato è salito nove vette oltre gli 8.000 metri e una decina di volte su vette di 6.000-7.000 metri, compiendo in totale 36 spedizioni alpinistiche extraeuropee.

 

 

 

 

 

 

 

Foto archivio Simone Moro (sul Shishapangma)

 

 

Ma il bergamasco ha fatto molto di più, essendo l'unico alpinista, insieme ai polacchi Krzysztof Wieliczki e Jerzy Kukuczka, ad aver salito tre ottomila in prima invernale assoluta. Ecco i suoi successi:
- il 14 gennaio 2005, con il polacco Piotr Morawski, il Shisha Pangma (8.027 m)
- il 9 febbraio 2009, con il kazako Denis Urubko, il Makalu (8.463 m)
- il 2 febbraio 2011, con il kazako Denis Urubko e l'americano Cory Richards, il Gasherbrum II (8.035 m)

E il 2012 comincia bene per Simone e compagni. Infatti, è proprio di questi giorni la notizia che Simone insieme a Denis Urubko e Cory Richards, ha ricevuto il premio di "Best of Explorersweb 2011" per la miglior impresa alpinistica del 2011, ovvero quest'ultima salita invernale sul GII.

Ma l'instancabile Simone non si ferma qui. Il 26 Dicembre 2011 è partito per il Pakistan, nuovamente insieme al compagno e amico Denis Urubko. L'obiettivo è la salita in prima invernale del Nanga Parbat (8.125 m).

 

Il Nanga Parbat è la nona montagna più alta della Terra. Il suo nome, in lingua urdu, significa "montagna nuda", mentre gli abitanti della regione himalayana, la chiamano "la mangiauomini" o la "montagna del diavolo". E i fatti ne danno ragione, essendo il secondo ottomila (dopo l'Annapurna) con maggiore indice di mortalità ovvero rapporto tra vittime ed ascensioni tentate. Il toponimo Diamir, utilizzato localmente, significa "re delle montagne".

Il Nanga Parbat fu scalato per la prima volta il 3 luglio 1953, peraltro in solitaria e senza ossigeno, dall'alpinista austriaco Hermann Buhl con una spedizione austro-tedesca guidata da Karl Maria Herrligkoffer. L'entusiasmante storia è raccontata nel libro di Buhl: "E' buio sul ghiacciaio", edito da Corbaccio.

Ma la montagna è famosa anche per la tragica morte di Günther Messner, fratello di Reinhold, nel 1970.
I fratelli, dopo essere saliti dalla difficilissima parete meridionale, chiamata Rupal, decisero di scendere dall'inesplorato versante Ovest, il Diamir, compiendo una eccezionale impresa alpinistica. Dopo vari bivacchi all'aperto, quando erano quasi alle pendici della montagna, una valanga travolse Günther che morì.

Ma lo stesso Reinhold Messner, nel 1978 compì, proprio su questa montagna, la prima ascensione assoluta in solitaria di un ottomila a partire dal campo base (Hermann Buhl salì con i compagni fino ai campi alti e disobbedendo all'ordine del capo spedizione che gli intimava di tornare indietro, decise di sua volontà di salire in vetta).

 

Ma torniamo a Simone, il fuoriclasse italiano, oltre ad essersi distinto per meriti alpinistici, si è distinto in passato per meriti umani, andando a salvare, nel maggio 2001, il giovane inglese Tom Moores in difficoltà, rinunciando così al primo tentativo assoluto di traversata Lhotse-Everest.

Tra le sue grandi imprese, personalmente annovero, il tentativo del 2004 di salita sull'Annapurna (8.091 m), fallito a 100m dalla vetta e il tentativo di prima salita mondiale del Broad Peak (8.047 m) interrotta per il sopraggiungere dell’ora tarda a soli 200m dalla vetta. A buon intenditor poche parole.

Laureato con 110 e lode in scienze motorie, Simone Moro parla 5 lingue e realizza conferenze in tutto il mondo.
Nel 2009, ha conseguito il brevetto di pilota di elicotteri in 69 giorni, e tra i suoi sogni, c'è la creazione di un servizio di salvataggio con elicotteri in alta quota.

E' possibile seguire l'ultima spedizione di Simone e Denis sul sito della Gazzetta: http://simonemoro.gazzetta.it/