Quella volta che...

Cresta LyskammLuglio 1998 - A bordo del camper di Elidio, ripenso a come è iniziata questa avventura; è stato sufficiente vedere una foto della cresta dei Lyskamm in una rivista per volerla percorrere. E’cominciata così la consueta ricerca di informazioni, questa, per me, è una parte fondamentale della gita, il riconoscere i posti e i punti particolari letti e riletti contribuisce a rendere più vera la gita stessa.

Eccoci dunque alla volta di Gressoney la Trinitè con il camper di Elidio, appunto, così siamo potuti partire il venerdì sera e fermarci per strada interrompendo la botta di km. che ci separavano dal punto di partenza. Parcheggiamo a pochi passi dalla funivia che ci darà una mano per i primi mille metri. E’una bella giornata di fine luglio e cominciamo l’ascesa al rifugio Quintino Sella 3.585m in braghe corte, quindi nelle tre ore necessarie a raggiungere l’obiettivo, arranchiamo sotto zaini dai quali sporgono corde scarponi e piccozze.

Il rifugio, punto di partenza anche per la salita alla cima del Castore, altra cima del gruppo del M. Rosa, sorge su un’ampia pietraia. E’molto frequentato ma anche molto grande, non presenta quindi i problemi di affollamento tipici dei rifugi in quota. Riposiamo stesi sui sassi guardando e cercando di indovinare come sarà la cavalcata di tre km. oltre i 4.000 metri che ci aspetta l’indomani.

Si parte, come al solito, a orari impossibili e in massa; fortunatamente la maggior parte degli alpinisti ha come meta la vetta del Castore che si trova a sinistra rispetto la nostra via, quindi, dopo un’ora ci ritroviamo soli, seguiti in lontananza da un alpinista solitario. Comincia la salita che ci porterà sulla cresta, è parecchio in pendenza e esposta, ma la traccia è evidente e non ci crea problemi di sorta.

Scolliniamo e siamo infine all’inizio della tanto ambita cresta; avete presente che in molte relazioni di sentieri si cita "necessaria fermezza di piede"? Bene, qui c’è la rappresentazione esatta del significato di tale citazione. Lo spazio dove mettere i piedi è veramente esiguo (non ci stanno affiancati) ma la vera sorpresa mi appare dopo una gobba del percorso, non vedo Elidio dietro di me perché il pendio me lo impedisce, ma lo avverto di stare attento alla corda, quindi mi siedo a cavalcioni della cresta e procedo spingendomi con le mani. Mi viene la pelle d’oca, sono seduto sullo spigolo che unisce due ripidissimi pendii di qualche centinaio di metri, avevo letto di cose del genere ma non ci avevo dato molto credito. La cosa, dura solo una trentina di metri dopo di che posso nuovamente mettermi in piedi e mi fermo. Elidio emerge dal pendio e vede il filo di cresta, anche lui non se la sente di rimanere in piedi e ripete i miei gesti. Riuniti ci guardiamo e ridiamo “Oh… come quei veri” .

Traversata LyskammLa tecnica di sicurezza in questi percorsi consiste nel lasciarsi cadere dalla parte opposta alla quale dovesse cadere il compagno di cordata così da bilanciare il peso e fermare la scivolata di entrambi. Fortunatamente non abbiamo il bisogno di accertarci se funziona perché , dopo il primo impatto, prendiamo confidenza con l’esposizione e il nostro equilibrio migliora sensibilmente. Procediamo un po’più sotto il filo di cresta, sul versante nord, a causa delle cornici create dal vento che sporgono sul vuoto del versante sud, calpestarle potrebbe farle cedere con esito poco simpatico; non per niente la cresta era chiamata mangiatrice di uomini.

A parte un piccolo intoppo su delle roccette da "scalare in discesa" la via è molto godibile, si vedono dei ghiacciai himalayani, il Cervino, le cime del  Rosa, la Capanna Margherita (altra gita maestosa), siamo costantemente sopra i 4.000, STIAMO CAMMINANDO SUL MONDO, la sensazione è proprio questa.

Giunti sul colle che divide le due cime dei Lyskamm, si ricomincia a salire “ Elidio, so straco” risposta “ Anca mi, se fermemo  ogni trenta passi” “ Va ben” . Va avanti lui e dopo un bel po’si ferma a prendere fiato, non c’è ossigeno. Riparte ma stavolta conto i passi, 50, 60… maledetto, mi vuole morto.

Vetta LyskammInfine arriviamo sulla seconda e ultima cima 4. 527m, SPETTACOLO, cielo blu tendente al viola, non c’è neanche tanto vento, giornata imperiale, lo sguardo spazia ovunque senza limiti. So di ripetermi, ma non c’è niente di paragonabile all’alta montagna. Da qui, tutta discesa. Abbiamo preso una tale confidenza con il vuoto che ci circonda che, ormai, non facciamo più caso alle manovre da fare per lasciare passare gli alpinisti che salgono in senso opposto. Arriviamo al colle del Lys 4.153m, fine della cresta; diamo un’occhiata alla parete nord dei Lyskamm, impressionante! Mangiamo qualcosa ammirando l’imponente seraccata alla base della parete sud, si percepisce la forza della natura. Bon, basta, mi sembra di essere un cinegiornale del ventennio “ Gli eroici protagonisti hanno affrontato con titanici sforzi la temibile sfida con l’avversa natura giungendo vittoriosi alla meta” .

Scendiamo verso il rifugio Gniffetti  lungo la profonda traccia della via normale alla Capanna Margherita, incontrando uno stuolo di alpinisti impegnati nella classica, bellissima, ma super affollata salita. Sosta al rifugio per esigenze corporali derivate dall’abuso di prugne secche, si sa, il fruttosio è una mano santa per reintegrare le energie. Fatto sta che arrivo in “ bagno” , struttura in lamiera dotata di foro centrale direttamente sul ghiacciaio sottostante. Pratico, pulito, comodo. Unico neo, l’aria fredda che sale dal ghiaccio riduce l’apparato riproduttore a una misera miniatura di se stesso.

Scendiamo ancora verso il passo dei Salati e poi giù ancora fino ad arrivare alla stazione della funivia che ci riporterà al camper, più di 2. 000 metri di dislivello in discesa con gli scarponi di plastica ai piedi. Queste cose, nel tempo, hanno impedito per sempre la crescita normale delle unghie dei miei alluci. Arrivati, parlo qualche istante con la vescica dalle dimensioni di un bambino di due anni che ha preso vita nel mio tallone destro e mi butto sotto l’angusta ma ristoratrice doccia del camper.

Scendiamo in paese, ci facciamo una ricca pastasciutta e un’altrettanto ricca birrona ammirando dal basso l’itinerario percorso. Un passante, guardando verso le cime dice "Con questo caldo si starebbe bene con le chiappe posate lassù". Non immagina quanto sia andato vicino alla realtà .