Mal di Montagna

L'alta quota e il "mal di montagna"

Il trekking e l'alpinismo sono sports sempre più praticati ed apprezzati. Boschi, fitte pinete, verdi pascoli, misto (roccia-detriti), nevai e ghiacciai rappresentano quasi una progressione di difficoltà e di dislivello. Il diradarsi delle piante, infatti, e la comparsa di vegetazione sempre più bassa, fino ai soli licheni, è spesso segno che l'altitudine inizia ad avere una certa rilevanza. Oltrepassati i 3.000 metri si raggiunge quella che generalmente è definita "alta quota". Essa ha certamente un notevole fascino e attrae particolarmente gran parte di coloro che praticano il trekking e l'alpinismo. I 3.000 metri non costituiscono un vero e proprio "confine" tra bassa e alta quota, rappresentano, però, il punto oltre il quale l'organismo potrebbe avere delle difficoltà.

Il problema nasce soprattutto per la respirazione che, salendo, fino a superare i 4.000 metri, diventa sempre più difficoltosa. La causa di questo non è la ridotta quantità di ossigeno, come generalmente si crede, bensì la riduzione della pressione atmosferica. La concentrazione di ossigeno, infatti, non cambia con l'aumentare della quota, diminuisce però la pressione che lo coinvolge nell'atto respiratorio.

Questo fenomeno, definito ipossia, implica l'adattamento dell'organismo a questa nuova condizione ambientale ed è definito acclimatamento. I primi mutamenti evidenti sono l'accelerazione della respirazione e del battito cardiaco, inoltre l'organismo adegua la produzione dei globuli rossi, aumentandone la quantità, così da inviare più ossigeno, mediante la circolazione, ai muscoli e al cervello. Questo processo però non avviene immediatamente e neppure in tempi brevi. E' questo il motivo per cui viene sempre consigliato un buon acclimatamento. Esso favorisce i mutamenti dell'organismo senza fastidiosi sintomi. Il metodo migliore per evitarli è, oltre i 3.000 metri, schematizzato con salita di 1.000 metri e discesa di 500 metri ogni giorno, fino al raggiungimento della meta.

Non sempre, però, è possibile seguire tale schema di salita, e purtroppo si presentano i sintomi di quello che viene definito il "mal di montagna". Ne soffre circa il 50% degli alpinisti che salgono oltre i 4.000 metri; si accentua con lo sforzo fisico ed, in alcuni casi, anche con particolari condizioni meteo (freddo, vento, sole forte). Per quanto riguarda lo sforzo fisico è bene essere allenati. Infatti un buon allenamento, anche se non elimina il disagio dovuto all'ipossia, aiuta ad affrontare la salita con minore sforzo e quindi l'affaticamento non diventerà causa scatenante del "mal di montagna".

Per attenuare, invece, gli effetti derivanti da particolari ma non rare condizioni meteo, è bene avere un appropriato abbigliamento. Ad esempio, in caso di sole o vento forti è utile indossare il cappello; con freddo intenso è bene tenere il busto ben coperto e non lasciare mai raffreddare le mani; camminando sul ghiacciaio sono indispensabili la crema protettiva e gli occhiali, anche con il cielo coperto.

Il "mal di montagna" si manifesta solitamente con persistente mal di testa (con inefficacia quasi totale degli analgesici), nausea, eccessivo affaticamento, scarso equilibrio, inappetenza, diminuzione della quantità di urina, insonnia, debolezza e ridotta forza muscolare. Per limitare questi sintomi, e quindi allontanare il più possibile il rischio di entrare nella fase acuta del "mal di montagna" (edema polmonare, edema cerebrale), si sottolinea di bere tanta acqua o the, non bere alcolici, non assumere sonniferi o altri medicinali (a parte il generico analgesico), non agitarsi od alterarsi, respirare profondamente e lentamente, alimentarsi con sostanze facilmente digeribili. Una "dritta", al di fuori dai soliti consigli, è quella di bere del caffè o altre bevande, non fredde, contenenti caffeina: forse sarà a scapito del sonno ma alcuni sintomi fastidiosi, come il mal di testa, si attenueranno. Importante, molto importante è non assumere mai medicinali, inclusi gli analgesici, con le bevande sopra citate.

La montagna richiede notevole spirito di adattamento e di sacrificio. Per tollerare il "mal di montagna" sono necessarie sopportazione e pazienza, almeno per chi ne soffre !!!

La motivazione, che spinge numerose persone a compiere scalate ed ascensioni, è molto forte; lo scopo principale è quello di farcela, di raggiungere la meta desiderata. Sempre meglio però ricordare, anche a costo di una rinuncia, che c'è una cosa più importante... da portare a casa: la Vita.